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Dr. Giorgio BURDI
Psicologo Psicoterapeuta
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IO MI FACCIO DI ME
IO MI FACCIO DI ME
Dedicato a tutti coloro che si fanno di Se. Alle radici dell’ autodeterminiamo .
Il nostro sistema nervoso, in condizioni di regolarità, è una industria farmacologica e ormonale interminabile di prodotti naturali.
In condizioni di salute e di tranquillità con noi e con l’ ambiente circostante, per effetto omeostatico, produciamo ormoni del benessere a rilascio lento e continuo in modo equilibrato ed esponenziale, tale da stabilire una bilancia tra un io reattivo e il fuori.
Gli stressor interni – le preoccupazioni – e quegli esterni – i conflitti in genere – hanno la facoltà non solo di abbassare o far oscillare l’ umore, ma hanno effetti immuno depressivi.
In condizione di serenità e di tranquillità psico fisica generiamo quella magica condizione di piacevolezza e serenità omeostatica, produttrice degli ormoni della vita.
Abbiamo bisogno di tutelare la nostra serenità mentale e la nostra salute corporea.
Nella donna gli ormoni della vita, ad esempio, sono legati prevalentemente all’ovaio che secerne estrogeni, progesterone e pochi ormoni androgeni maschili, mentre i suoi surreni producono ormoni Dhea e altri androgeni trasformati attraverso il tessuto adiposo.
La donna possiede tre sorgenti di vitalità importanti, quali le ovaie, i surreni e il tessuto adiposo. Un buon contenuto di grasso corporeo ha una funzione vitale antidepressiva. Da qui la popolare espressione che la donna magra sarebbe triste.
Nell’ uomo, gli ormoni della vita, sono legati a quelli sessuali, in particolare al testosterone che è l’ ormone più raporesentativo degli androgeni. Una maggiore vita sessuale, come una regolare attività fisica, maggiorano più ormoni della vita.
Le gonadotropine che sono gli ormoni ipofisari , denominati con le sigle FSH e LH, sono in grado di regolare il funzionamento del testicolo, responsabile a catena della produzione del testosterone.
Estrogeni, testosterone, endorfine, catecolamine, sono tutti gli ormoni del piacere, e della pulsione di vita, prodotti da chi è reattivo, alla cerca di interessi, di stimoli passionali e curiosità, fortemente in sintonia con se stesso, desideroso di esplorare il mondo intorno a se.
L’ assenza di tutto ciò sarebbe alla base delle dipendenze globali, che avrebbero una funzione compensativa, relativa alla bassa produzione ormonale naturale, atte nel far apprezzare e delegare alle ‘ sostanze ‘ fuori, il benessere producibile dentro, tutto di proprio.
Vivere verso una tale direzione, rappresenta la massima autodeterminazione ed autorealizzazione, rappresenta la stima e la fiducia in se.
giorgio burdi
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PARLARE SEMPRE, TACERE MAI
Abbiamo intorno a noi, nuvole di parole ballerine
PARLARE SEMPRE, TACERE MAI.
Abbiamo intorno a noi, nuvole di parole ballerine.
Noi siamo ciò che si vede, acqua nitida, pura di un ruscello, trasparenza cristallina, aria tersa.
Siamo, alito tra le verdi erbe, che non si può nascondere , fluisce tra i campi, incatturabile, ruota vorticoso nell’ immenso dei fili, fruscia escorre, come veli sfuggenti è inafferrabili,c’è e non puó nascondersi, nè barare,come raggi di sole che scalfiscono la notte, milioni di frecce di luceche disintegrano il buio.
La nostra natura e la veritàla bugia è pargola.Il bambino difende il suo territorio tramite la menzogna, perché non possiede quei processi linguistico cognitivi tali da tutelare i propri bisogni.
Lui deve barare per ottenere, rientra nel progetto del capriccio.
Se non mentisse non sarebbe bambino, gli è necessario per far crescere la sua autonomia rispetto ad un mondo che non lo considera persona, ma piccolo.
Per un adulto il nascondimento è occulto, è buio, il tramare è distruggere l’ autentico, rovinare un’ opera, ciò che negli anni avrebbe dovuto affermare in virtù della propria emancipazione .
L’ atto di verità è il coraggio di esistere come uomo.
La bugia è la contaminazione di un adulto che si difende dai propri fallimenti.
Quanto è fondamentale parlare, dire di se, della propria trasparenza, parlare, parlare e parlare sempre, dell’ impensabile dire, approfondire scavare, speleologi della profonda sincerità, luce dei rapporti.
Leggi, verbale o paraverbale, siamo un racconto senza fine, un flusso di sensazioni continuo, abbiamo intorno a noi nuvole di parole ballerine, basterebbe solo leggerle o fermarle su un foglio ocre senza righi,lasciarle cadere così come macchiano, disegnare di se.
La parola è perno dell’ onestà, deve poter vivere aldilà del dissenso altrui.
La parola innanzitutto, aldilà del consenso altrui, che vogliano o no, è necessario apprezzare le opere d’arte, considerarate a volte cencio per gli altri.
Di ciò che sei, non pretendere che ce ne sia un altro uguale, fa della differenza il tuo orgoglio, non nascondere, raccontati la tua storia a testa alta, hai i tuoi meriti e tanti ne usufruiranno, se sai ciò che sei, saprai cosa dare.
Non c’è nulla che non possa essere risolto se non attraverso la parola.
Quando non si riesce, non si vuole, esistono interessi più grandi da difendere.
Parlare è comunque parecchio complicato, ma è anche autorealizzarsi nell’autenticità, non è facile, tanto meno essere se stessi, ma inequivocabilmente dovuto, un atto di sincerità è un atto necessario, di giustizia per se e per gli altri.
Occultare e mascherare è scivolare verso la sofferenza, genera grande malessere. Le parole non dette, esplodono dentro, diventano i precursori della malattia psicosomatica.
Il parlare accentua le differenze, il tacere appiana, equipara. Il parlare allontana soggettivamente per poi avvicinare su un piano oggettivo.
Nel parlare, il rispetto di se inizia dove sembrerebbe finite quello dell’ altro, ma la parola fa da confine e da ponte.
Il rispetto per l’ altro è come il rispetto per parole differenti, che possono essere confuse, ma hanno un confine delineato ed un tono di colore complementare.
Stabilità ed intelligenza è percepire le differenze tra le parole come tra persone differenti.
Ognuno di noi è una parola diversa ed insieme facciamo sensi e storie differenti, non esistono luoghi comuni e convinzioni omologate, ma storie assolute nella loro unicità.
Parlare sempre è rivelarsi ed imparare ad essere presente a se e agli altri, tacere è nascondere a vantaggio dell’ assenza di se.
giorgio burdi
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CHI NON SA RIDERE DI SE E’ RIDICOLO
Se mi prendo troppo seriamente, mi incupisco: Il Carnevale
Chi non sa ridere di se è ridicolo.
Se mi prendo troppo seriamente, mi incupisco
Chi l’ ha detto che l’ autostima si costruisce sul consolidamento del proprio narcisismo. Ma è proprio vero che i complimenti aiutano l’ io ad irrobustirsi?
Siamo alla continua ricerca di adulazioni, di complimenti e di consensi sociali, non sarà invece che ci muoviamo nella continua direzione di piacere sempre agli altri?Per chi ci vestiamo o ci trucchiamo o adoperiamo le griffe o il profumo dell’ ultimo stilista? lo facciamo per noi o il più delle volte per compiacere gli altri?
Siamo alla continua ricerca nevrotica di estetismi estenuanti, botulimici e ricostruttivi attraverso protesi omologanti.
Il dimorfismo corporeo oltre ad essere una seria patologia, ma non dipenderà anche molto dal bisogno mancato di irrefrenabili consensi sociali ?Se ci fosse una maggior cultura del “non prendersi sempre e troppo seriamente”, sarebbe già tutto più sano e diverso e ci sarebbero meno patologie.
Se ci fosse la cultura delle differenze individuali avremmo meno tendenze a conformarci.Ci piaceremmo di più. Faremmo più i simpatici, perché in fondo lo siamo un po’ tutti abbottonati in abito e cinghiati, svuotati di noi, ci prenderemmo più in giro e meno seriamente se non fosse per l’ossessione di dover piacere a tutti i costi.
La nevosi dell’ adeguamento coatto, nasconde il grosso problema dell inadeguatezza.Così facendo rischiamo di sentirci inadeguati sempre.
Bisognerebbe alimentare la cultura dell’ autoironia, fatta per chi sa mettersi in discussione.Chi realmente stima ae stesso, è auto ironico.Non teme giudizi, di perderci la faccia, perché la sua faccia la mette in gioco spesso per la sua voglia di cambiare, perché mettersi in discussione è la cosa più regolare che possa esserci, lo renderebbe sempre più se stesso.
Chi giudica è un insicuro perché, teme il giudizio dagli altri.L’ uomo spontaneo non teme nessuno, perché vede che in tutti c’è una parte originale di se, non fa concorrenza a nessuno perché accettando se accetta chiunque, anche le persone più discutibili, e la vita così lo diverte non lo angustia, perchè la vita se non fosse guardata così, non sarebbe seria senza divertimento, cosa altro rimarrebbe ?
Ti piaccia o no, io sono anche così .
giorgio burdi
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