
Come vivere in pace, da zen
LA DISCREZIONE È INTELLIGENZA
Come vivere in pace, da zen
La discrezione è ricerca e possesso della propria identità, è la delimitazione tra se e gli altri, è il rispetto per la vita propria e per quella altrui, è il cardine della cultura delle differenze individuali.
Discrezione è distinguersi, guardare da un palmo al di sopra dei propri occhi, è essere zen, è tutela della salute, è distacco dai conflitti e accudimento di se, è conoscere la differenza tra ordine e confusione.
L’ indiscrezione è caos, è fusione agli altri, è rimpiazzarsi e realizzarsi sugli altri, è chiedere e non offrire mai risposte. L’ indiscreto è un ficcanaso, non ha scrupoli, ne diligenza, ne sensi di colpa, è un gossip del controllo, perché di suo riconosce molto poco, riconosce bene ed invidia i successi altrui.
La persona discreta ama, è delicata, raffinata, può essere un analfabeta, ma colto di buon senso, ha un grande senso di appropriazione di se e delle sue passioni, stima, non lascia informazioni gratuite, non si sente in obbligo o in dovere, conserva e cura rapporti rispettosi e piacevoli, perché un rapporto discreto edifica un rapporto piacevole, generato dal senso della riservatezza e della privacy.
Le relazioni, se non sono di natura lavorativa, hanno un senso se sono piacevoli, aborrono l’ ipocrisia, la doppiezza, perché possono essere scelte sulla base della discrezione.
Il discreto, tutela se è gli altri, non è asociale, è un agevolatore di dialoghi profondi, corretti, improntati al bene, è felice per la felicità altrui, del proprio amico, non invidia come l’ indiscreto, il suo atteggiamento, è il preliminare della legge sulla privacy. Prima della legge, bisognerebbe essere formati alla riservatezza.
L’ indiscreto controlla, chiede, domanda, è un paparazzo, un popolano insicuro, affetto da noia, è anasertivo, un ossessivo coatto, crede di averne molta, ma non possiede autostima, ha una stima apparente, manipolatore, non ha mai argomenti oltre al pettegolezzo, mai un cenno su di se, punta il dito giudica e resta solo.
Dedicato a tutti coloro che guardano raramente dentro di se, ma con invidia all’ altro che vorrebbero essere.
giorgio burdi
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