
Un carnevale che dura una vita
“Imparerai a tue spese, che nella vita incontrerai molte maschere e pochi volti” – L.P. –
Gli altri chi sono? Ciò che immaginiamo o la semplice rappresentazione dei nostri costrutti?
È molto difficile saperlo.
Sentimenti affermati vis a vis, ma rinnegati e traditi se osservati.
Affetti e simbiosi empatiche condivise come nell’ uno, traditi, per spiegare o per paura.
Le maschere, sono tradimenti. L’ occultamento di se e delle emozioni.
La maschera è il coraggio che non c’è.
Per Vivere, bisogna togliere la maschera.
Il profondo colpisce, segna, il superfluo aborra, uccide.
Seduzione ? No, fascino. Di guardare e guardarsi dentro e di poterlo esprimere senza filtri.
Può far male, molto male, ma innanzitutto far del bene se gestito bene.
La sfida di essere riportati a se stessi è un pericolo, discute sull’ ovvio a vantaggio del nuovo.
Smascherarsi può fare molta paura, si rischia di essere considerati folli trascinanti verso la scia di se stessi.
L’ “interessante” non ha maschere, cerca di toglierle, ma se qualcuno lo scopre, tornerebbe di colpo indietro ad idolatrare la propria icona. Piuttosto rinnegherebbe.
Cosa si vuol fare ? E’ l’abitudine di una vita.
Meglio mentire e continuare ad abitare l’ ipocrisia, che rinnegare i propri moti . C’è una dolce affettuosa affezione, quasi di famiglia.
O forse è meglio, per orgoglio o per codardia, fare di se un obelisco, non cambiando nulla della propria “sacralità”, per non migliorare mai, cercando però di migliorare gli altri riprendendoli e rimproverandoli di continuo, ma così da trasformare in malattie ogni propria cosa autentica e soffocata e spostata sugli altri che, proprio malgrado, dirà sempre e solo la verità.
Due persone opposte, la maschera e la malattia.
La prima nega, la seconda afferma ciò che è vero e irrimediabilmente autentico.
La verità purtroppo è un’ altra, che siamo degli ostinati a vita, condannati a nasconderci per la paura di altri attori, omologati e conformati alle proprie maschere, tribunali verso tutti coloro che la maschera la ripudiano o tendono a strapparla con tutti i suoi sintomi.
Si, perché, se c’è verità non c’è malattia e magari, in corso d’opera, potrebbe riempire certe relazioni svuotate, con il “ rischio “ di migliorarle.
Ahimè, chi toglie la maschera non ha paura, purtroppo chi fa, per cercare di aiutare, rischia di sbagliare, rispetto a chi non vuol far nulla per migliorare e abbattere i sintomi.
Per sopravvivere si è attori, ma per Vivere togli la maschera e continua ad essere Sincera, come hai sempre cercato, io continuerò ancora ad esserlo e forte mi difenderò.
giorgio burdi
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